En attendant Godot

È vero, stiamo appena uscendo dalla grave crisi sanitaria provocata dal Covid-19, ma un altro evento è recentemente intervenuto a complicare ancor più le cose: lo scoppio (24 febbraio 2022) della sanguinosa guerra tra Russia e Ucraìna, la quale, oltre a causare la distruzione di città e paesi e la morte di civili innocenti, ha reso e rende sempre più preoccupante ed allarmante la situazione (e non solo economica) del nostro come della maggior parte dei paesi europei.

È infatti aumentato -anche per gli effetti delle durissime sanzioni alla Russia- il prezzo del petrolio, della benzina, del gas, dell’energia elettrica e di molti generi alimentari; è in atto una galoppante inflazione e pesa sulla nostra economia l’ombra della recessione.

È una situazione gravissima, le cui cause, a parte le conseguenze dei tragici avvenimenti sopra ricordati, vanno ricercate, in primis, nella mediocrità delle forze politiche che ci governano, le quali non hanno mai voluto e non vogliono mettere mano a quelle riforme da molto tempo attese ( soprattutto quelle relative al sistema fiscale, a quello scolastico, a quello sanitario e al mondo del lavoro) e che vanno assolutamente fatte anche per evitare quegli sconvolgimenti che, così continuando le cose, sicuramente si abbatteranno sul nostro paese.

È certamente vero che per realizzare queste riforme sono necessarie ingenti risorse finanziarie che, a dire del nostro governo, non ci sono ma che stranamente (e velocemente!) sono state trovate per implementare del due per cento (circa 14 miliardi di euro!) le spese militari.

E allora?

La verità, a dirla tutta, è che i cosiddetti “Poteri forti”, per comprensibili ragioni, non vogliono (o lo vogliono solo a parole) questo cambiamento, il quale potrà realizzarsi soltanto in presenza di una irresistibile ed inarrestabile spinta propulsiva esterna e quando la crisi (economica e sociale) sarà così grave e così vicina alla violenza che non sarà più possibile tornare indietro. Questo momento non è ancora arrivato, ma le premesse e le condizioni perché questo si verifichi, ci sono tutte.

Sullo sfondo di una guerra brutale e dagli esiti imprevedibili che indirettamente coinvolge i paesi europei, ci sono, infatti, gli scandali, la corruzione dilagante, la presenza pervasiva della criminalità, gli sperperi del denaro pubblico, le ruberie varie, la distribuzione iniqua della ricchezza in mano ad una minoranza di privilegiati, la disoccupazione (in particolare quella giovanile), il caro bollette, la tragedia del Covid-19, la disperazione di molti piccoli e medi imprenditori costretti a chiudere le loro aziende e, più allarmante e preoccupante, l’ombra cupa di un olocausto nucleare che pesa ed incombe su ciascuno di noi.

Di fronte a tutto questo, non si può più far finta di niente. Dovrebbero essere gli uomini, cosiddetti di cultura, i primi ad uscire allo scoperto, a mobilitarsi e a tornare, come un tempo, sul “campo”; ora, soprattutto, che la gravità della situazione (politica, economica e sociale) è sotto gli occhi di tutti, e altissimo è il rischio di incidenti e di disordini.

Certo, per uomini di buon senso e di buoni propositi, dovrebbe essere scontato che su talune questioni (la corruzione, la criminalità mafiosa, le ingiustizie, il degrado ambientale…) si debba tutti essere d’accordo ed uniti, a destra come a sinistra, nel contrastarle ed eliminarle o, quanto meno, nel ridimensionarle.

E invece così non è.

La gente, come ho già detto e scritto altrove, oggi fa le sue scelte in base ai propri parametri materiali e morali e, assai spesso, se ne infischia delle grandi storie e delle grandi questioni (sociali e culturali) sulle quali noi poveri “intellettuali” tanto ci affatichiamo e affanniamo.

Ma non per questo dobbiamo rassegnarci o arrenderci; dobbiamo piuttosto resistere, resistere… en attendand Godot…

2 pensieri su “En attendant Godot

  1. Scrivi: “È certamente vero che per realizzare queste riforme sono necessarie ingenti risorse finanziarie”. Sei caduto nella trappola del “purtroppo mancano i fondi”: è proprio per il pubblico danaro sprecato in presunte riforme (e per una politica monetaria criminale e miope) che siamo così ridotti. Svegliamoci adesso, non attendiamo di ridurci come l’Argentina! Il miglior governo è quello che non governa: lo Stato non è la soluzione, è il problema.

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