Le bastonate di Francesco, in ricordo di Monsignor Girolamo Grillo

Ricordo, come fosse ieri, quel famoso dibattito avvenuto a Parghelia nell’agosto 1998 su “Le bastonate di Francesco” (Padova, Carroccio, 1997), di Monsignor Girolamo Grillo (1930-2016).

Erano presenti molte personalità del mondo della politica e della cultura ed era presente anche l’autore del libro. Torno oggi a scriverne dopo quasi 23 anni, non tanto per ricordare un personaggio molto conosciuto anche fuori del mondo cattolico, quanto per sottolineare la forza del messaggio che viene dalla sua vasta attività di uomo di chiesa e di intellettuale.

Vescovo scomodo, Mons. Grillo. Ricordo, tra le sue tante prese di posizione, quella provocatoria -quando era vescovo di Cassano- di mettere in vendita il titolo di “Barone”, che gli spettava in quanto vescovo di quella diocesi, per dare una prima risposta ai tanti problemi della popolazione cassanese.

Uomo del fare, Mons. Grillo; assertore di un impegno nuovo nella Chiesa come nella società civile che si esplicasse soprattutto come testimonianza, come coscienza critica e come battaglia etica e civile per difendere la vita e i suoi valori quotidianamente aggrediti e minacciati.

“Quanti di noi -si chiedeva- hanno avuto il coraggio di gridare forte contro l’aborto, la distruzione della famiglia, le violenze sessuali, la droga, la corruzione e il gioco clandestino? Quanti sono riusciti a mantenere dritta la schiena e quanti hanno saputo agire sempre con rettitudine, anche a costo di mettere in discussione la sede episcopale o la porpora cardinalizia?”.

Solo pochi; una minoranza, e Mons. Grillo ha fatto parte di questa minoranza! Anche lui ha dato le sue “bastonate” procurandosi spesso incomprensioni, ostilità ed inimicizie feroci.

Autore di numerose opere, è soprattutto con “Le bastonate di Francesco” che, a mio giudizio, egli ha dato il meglio di sé, offrendo al grande pubblico e a tutti gli studiosi un contributo fondamentale per la conoscenza di un personaggio straordinario e di un periodo storico piuttosto oscuro della nostra storia.

Il libro è diviso in venti capitoli, con una conclusione nella quale Mons. Grillo si chiede se sia riuscito ad attualizzare la figura e l’opera di questo grande riformatore che con la semplicità e l’austerità della vita e con la sua azione provocatoria non mancò di denunciare apertamente le malversazioni dei potenti, spendendo tutte le sue energie per fare alzare la testa a tanta povera gente prostrata dalla miseria e dalla fame, avendo il coraggio della scelta dei poveri, dei diseredati e degli ultimi, e tenendosi sempre lontano da ogni compromesso e da ogni compromissione col Potere.

Ma il nostro vescovo è stato soprattutto uomo del dialogo; sostenitore fermo e deciso di una Chiesa che finalmente uscisse all’aperto, si mettesse al servizio dei poveri e degli ultimi e si preoccupasse principalmente di essere e di rimanere fedele agli ideali evangelici dell’amore, della fratellanza, della giustizia e della carità.

Via del confronto e del dialogo che era per lui basilare e necessaria per costruire una società più libera, più giusta e più umana nella quale la persona non fosse in alcun modo strumentalizzata ma venisse rispettata nella sua dignità.

Via del dialogo e del confronto che era anche una sfida la quale implicava il rispetto delle idee altrui e l’esclusione di ogni forma di integralismo e di intolleranza, nella Chiesa come nella società civile.

Di questo era sinceramente convinto anche Mons. Grillo il quale sognava l’avvento di un mondo nuovo che eliminasse la povertà, le ingiustizie e ogni forma di violenza e fosse retto dai principi della solidarietà, della tolleranza e del rispetto per tutti gli uomini, a prescindere dal colore della pelle e dal credo politico o religioso.

Come egli stesso scriveva, difficile è questa battaglia soprattutto qui da noi in Calabria: una terra pur ricca di intelligenza e di cuore, ma condannata e costretta a subire, rassegnata, l’arroganza dei potenti e la baldanzosa perfidia dei disonesti e dei furbi; e tuttavia noi uomini di chiesa e uomini della società civile non dobbiamo rassegnarci o arrenderci; dobbiamo invece resistere e trovare la forza, come avrebbe fatto e farebbe Francesco, per protestare e gridare alto un forte no alle soperchierie, alle angherie, alla prepotenza, alla sopraffazione, al sopruso, allo strapotere, alle vessazioni e alle ruberie di tanti uomini politici e di potere.

Se non ci rassegneremo e se faremo fino in fondo la nostra parte, facendo anche tesoro delle “bastonate” del santo paolano, forse un giorno le cose nel Sud potranno cambiare. Questo è stato l’auspicio e il sogno di Mons. Grillo; questo è e resta anche il nostro sogno.

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