Il mondo poetico di Orsola Meligrana

Apro la rassegna di “Poeti e scrittori calabresi” con la presentazione di una raccolta di liriche dal titolo “Oltre il muro d’ombra” (Vibo Valentia, Edizioni Mapograf, 1998) di cui è autrice Orsola Meligrana.

La raccolta (33 liriche) si divide in due sezioni. La prima sezione, comprendente tredici liriche, è caratterizzata da una visione dolorosa della vita.

Cupo e offuscato da “nuvole oscure e inquiete” è il suo “cielo” (dalla lirica “Cerco il sole”); “spoglio è il fiore/ del petalo d’amore” (dalla lirica “Fiore solitario”); disorientato è l’uomo che corre verso la morte “additando/ l’ultimo sole/ che brucerà ancora/ le profondità/ degli abissi” (dalle lirica “Fine del mondo”).

La seconda sezione, introdotta dalla lirica dal significativo titolo “Risveglio”, è caratterizzata dalla ritrovata luce e dalla scoperta dell’amore che riempie di nuove tenerezze la sua vita: non più “tenebre fitte”, non più la Notte come “antico trauma della <sua> coscienza”, ma la notte “divina”, protettrice del palpitante suo cuore.

Un senso di pensosa solitudine attraversa le sue liriche, quasi tutte segnate da un profondo ed insanabile dissidio tra la realtà e il sogno; dove i “segni” e i momenti della gioia e della felicità sono nascosti dal pianto e dal dolore e dove anche la Natura partecipa di questa pena interiore “indossando” <gli> “abiti neri/ della notte”.

Unico punto fermo, in questa visione pessimistica, appena rischiarata dall’irrefrenabile desiderio di uscire dalla prigione in cui sono costretti a “vivere” i suoi sogni, è rappresentato dalla prospettiva della “fine del mondo” e dall’acquisita certezza dell’ “ultimo confine”, dove la vita si mescola con la morte, dove tutto si annulla e dove ogni dissidio trova finalmente la sua definitiva ricomposizione.

Ma non c’è rassegnazione in queste liriche, né disperazione; c’è invece quasi tangibile l’ansia di riscoprire la luce e di rivedere il sole; e c’è soprattutto il desiderio di ritrovare il suo “cielo” ancora offuscato da una pesante oscurità.

L’amore e la morte sono i temi più ricorrenti nelle sue liriche. La morte fa parte della vita, anzi essa è un elemento fondamentale della vita, per cui non può far paura. Con la sua presenza ci si deve confrontare ogni giorno; accettarla significa accettare la vita col bene e col male che essa comporta:

“Varcato l’invisibile/ muro d’ombra le ossa mie stanche/ troveranno/ l’ultimo ristoro/ all’ombra del muro dei morti” (dalla lirica “Oltre il muro d’ombra”).

Qui la morte è vista non solo come fine della vita ma come perdita di una dimensione fondamentale dell’esperienza umana, nella quale alcune cose cessano di esistere ed altre miracolosamente vengono alla luce.

È la morte come spazio immaginario che si apre al di là del muro d’ombra, dove la vita si incontra con la morte e dove si chiude provvisoriamente un ciclo il quale si rinnova continuamente nel mistero della scoperta dei piccoli e grandi segreti che la vita gelosamente custodisce:

“Se scopri/ il segreto/ del sorriso di un fiore,/ il prodigio di profumi/ che ammaliano,/ il tuo cuore/ vive,/ d’amore/ rifulge/” (dalla poesia “Scoperta d’amore”).

Ed è appunto in questa presa d’atto dei limiti della nostra natura e nel riconoscimento dell’indissolubile legame che unisce la vita al dolore e alla morte che si misurano per la nostra poetessa la vera dignità dell’uomo e la sua grandezza.

Anche l’amore fa parte della vita, anzi esso costituisce una parte importante dell’esperienza umana. Nella prima parte della raccolta l’amore è soprattutto tormento, desiderio struggente, disperata ricerca di un’oasi di pace. Ma l’amore per Orsola è essenzialmente rasserenamento, armonia ed equilibrio della sua vita interiore:

“Sei/ il fiore/ che ho raccolto/ nel giardino/ della felicità/ e piantato sulle pendici/ del mio dolore” (dalla poesia “A Fabio”).

Ma l’amore è anche l’ammirazione della bellezza, il respiro della Natura e il sorriso della vita: immortali e fermi nella sua mente e nel suo cuore, anche quando ha dimenticato “voli di uccelli/ che colmano le profondità/ del cielo”; i “caldi tramonti/ che colorano il mare/ di rosso”; o “le notti d’estate/ che incantano” e creano un’atmosfera di magia che affascina e commuove.

Solo il sorriso dell’amore resiste, supera le angustie del vissuto e rimane immortale nei suoi pensieri. Accanto ai temi dell’amore e della morte, altri motivi ripercorrono le sue liriche: l’infanzia, il sentimento della natura, la solitudine e il mistero.

Luminoso e confinato in un tempo remoto appare il mondo dell’infanzia: nostalgico rincorrersi di voci e di suoni, spazio sconfinato di teneri seppur brevi momenti di felicità, a fronte della “catena di vani sogghigni” di cui è intessuta la vita. L’infanzia è presente nella memoria di Orsola come “mondo fatato”, improvvisamente disvelato dall’apparizione di un fiore che “al vento trema/ s’inchina al mio sguardo/ immerso/ nel mistero remoto/ del suono suo soave” (dalla lirica “Infanzia”).

Il sentimento della natura ha un posto non secondario nelle sue liriche. Si leggano le poesie “Profumo d’intensità” dove una nuvola “si agita/ sopra le onde del cielo,/ si veste del suo candore, esala i puri misteri/ del profumo incantato”; “Mistero di un suono” dove “fitto è il bosco,/ si baciano gli alberi/ al vento” o “Neve” dove “si apre nella tenera volta azzurrina/ uno scrigno dorato”.

Altro aspetto da sottolineare nelle poesie di Orsola è l’originalità, la ricchezza e la varietà del linguaggio, fresco e agile dove la parola aderisce pienamente alla sua situazione spirituale risolvendosi tutta nell’espressione e nella scrittura. In questo mondo fatto di segni, di suoni, di immagini e di simboli Orsola trasferisce la sua vicenda esistenziale isolandone i momenti lieti e sereni, ma anche quelli più tristi e sconsolanti, le delusioni e le quotidiane sconfitte.

La raccolta si chiude con le liriche “La piovra” e “Campanile di Acireale”, con le quali Orsola affronta un tema oggi attuale, quello della Mafia, la quale -è la sua ferma convinzione- sarà sconfitta solo quando una nuova coscienza civile si affermerà tra le popolazioni meridionali e soprattutto tra i giovani.

Una raccolta bellissima, questa di Orsola, dalla quale, per concludere, ci aspettiamo altre liriche che parlino alla nostra mente e al nostro cuore e ci aiutino a superare lo sconforto e lo scoramento che sovente avvertiamo di fronte alla crisi dei valore che caratterizza il nostro tempo.

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