Sul concetto di perdono

Il perdono è un sentimento nobile e un atto puramente umanitario col quale chi ha subito un danno o ha ricevuto un torto rinuncia ad ogni forma di vendetta o di punizione, con ciò cancellando nel proprio cuore anche ogni motivo di rancore o di risentimento.

Ma quando si è di fronte allo spettacolo delle macerie di intere città, di villaggi e di paesi rasi al suolo o di fronte alle centinaia o alle migliaia di morti disseminati e abbandonati lungo le strade e nelle piazze o ammassati e sepolti in fosse comuni, allora è davvero difficile trovare parole di perdono o di giustificazione nei confronti degli autori di così orribili massacri.

Come si fa a perdonare i nazisti hitleriani o Stalin e i suoi accoliti per gli atroci delitti perpetrati ai danni di cittadini inermi, colpevoli solo di essere ebrei, negri, omosessuali o dissenzienti e non allineati al regime? Si possono perdonare i nostri persecutori? Si possono amare i nostri nemici?

Su questo tema c’è nel Vangelo di Luca un passo famoso (Luca, 6, 27-28 e 38) nel quale si sottolinea la forza vivificatrice dell’amore “che move il sole e l’altre stelle” (come direbbe Dante): “Diligite inimicos vestros, benefàcite his, qui oderunt vos. Benedìcite maledicentibus vobis, et orate pro calumniantibus vos. Et qui te pèrcutit in maxillam, praebe et alteram […]; dimìttite et dimittèmini” (Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. E a chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra […]; perdonate e vi sarà perdonato).

Ma, dello stesso Luca, c’è un altro passo, altrettanto famoso (23, 33-35), che vorrei citare: “Postquam venerunt in locum qui vocatur Calvaria, ibi crucifixerunt eum et latrones, unum a dextris et alterum a sinistris. Jesus autem dicebat: Pater, dimitte illis; non enim sciunt quid faciunt” (Quando giunsero in un luogo chiamato Calvario, ivi crocefissero lui e i due malfattori, uno a destra, l’altro a sinistra; Gesù diceva: Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno); parole da lui pronunciate durante la crocifissione, quando sente i chiodi trafiggergli i polsi e i piedi: momenti terribili rispetto ai quali ci si sarebbe aspettato un urlo disperato, di rabbia e di dolore; e invece Gesù dice le parole sopra riportate, con ciò aderendo pienamente al suo comandamento più difficile: l’amore, appunto, per i nemici, per i quali non solo egli implora il perdono ma dice anche il motivo di quella scelta.

Sicuramente nelle parole del Cristo, “non sanno quello che fanno”, vi era un richiamo al “Giudizio finale” al quale saranno sottoposti malvagi e violenti, ma fuori di questa visione escatologica, credo che qui, sulla Terra, le persone che fanno il male siano consapevoli di “quello che fanno”. Ma quando il male, commesso intenzionalmente, si chiama sterminio, genocidio o crimine contro l’umanità, allora ritengo che sia assolutamente da escludere qualsiasi forma di perdono. Si possono perdonare i nazisti per quello che hanno fatto ad Aushwitz, a Buchenwald, a Dachau, a Mauthausen?

La mia risposta è: no! Non si possono in alcun modo perdonare né si possono mai dimenticare le atrocità da loro commesse; e tuttavia dalla lettura dei testi del Nuovo Testamento e del Talmud si può evincere che il perdono possa essere concesso a chi ha commesso il male, a patto che costui si penta dell’atto compiuto.

Rispetto ma non sono assolutamente d’accordo con quanto sta scritto, intanto perché il perdono, a mio giudizio, non è un atto che possa essere delegato, e poi perché nessuno di noi ha il diritto di perdonare in nome dei nostri morti; sono stati infatti loro ad essere brutalmente privati della vita, per cui solo loro potrebbero concedere il perdono, che è un atto di grande amore, un “dono” che non può -e non deve- assolutamente essere accordato ai macellai e ai massacratori della Storia.

E dico questo, a conclusione di questa mia riflessione e a commento di alcuni versi della bellissima lirica di Salvatore Quasimodo, “Laude”, in cui, al figlio morto, che le chiede un gesto di pietà e di misericordia, la madre risponde con lapidarie parole di condanna, senza alcuna possibilità di appello:

“T’hanno scavato gli occhi, rotto
le mani per un nome da tradire.
Mostrami gli occhi, dammi qui le mani:
sei morto, figlio! Perché tu sei morto
puoi perdonare: figlio, figlio, figlio!”
.

17 pensieri su “Sul concetto di perdono

  1. Il perdono è un dono che facciamo a noi stessi, ma non tutti ne abbiamo la possibilità. Io non so perdonare qualcosa che reputo estremamente grave, ad esempio. E sono totalmente d’accordo con te che esistano azioni assolutamente imperdonabili. Purtroppo siamo un po’ succubi della morale cattolica, per cui se non siamo capaci di porgere l’altra guancia andremo all’inferno. Beh, l’inferno esiste dentro di noi ed è quello che ci provoca l’odio e il rancore. Per questo ti dico che saper perdonare è una risorsa meravigliosa, per il nostro benessere. Magari si potesse imparare!

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    1. Pur essendo la mia una visione piuttosto eretica, credo che nei Vangeli il messaggio sia lo stesso che dici te.

      Perdonare per andare in Paradiso significa: se riesci a perdonare chi ti ha tradito (atto difficilissimo da compiere) ti liberi da un fardello che altrimenti ti condizionerebbe per tutta la vita. Quindi il perdono non lo fai come “dono” generoso verso il traditore, ma come atto d’amore verso sé.

      Se non perdoni vai all’Inferno, o meglio, resti all’Inferno: rimani legato al traditore per sempre, l’odio non ti consente infatti di voltare pagina. Vedrai ovunque il volto del tuo traditore che ti perseguiterà.

      Per l’idea che mi sono fatto, il messaggio di Gesù riporta una serie di constatazioni e osservazioni, piuttosto che leggi morali da seguire come comandamenti o predetti.
      Poi la Chiesa, essendo parte del Potere e dovendo mantenere l’Ordine nei popoli, ha travisato il messaggio originale (che sarebbe una via di liberazione).

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      1. Sì, il termine strumentalizzare è il termine giusto.

        A mio modo di vedere la Chiesa tenta di predicare sia la via della convenzione (istruire il popolo al bene e alla pace tramite regole e leggi, come faceva l’Ebraismo o in generale altre religioni legate allo Stato) sia di predicare la via della liberazione (liberarsi del fardello della Legge che opprime lo Spirito dell’uomo, ciò che intendeva Gesù veramente).
        Ma tenere il piede in due scarpe è impossibile.

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  2. Il tuo pensiero e ragionamento sul ” perdono” è molto chiaro. È un discorso da dibattere a lungo. Non possiamo paragonare un tradimento di coppia con un esterminio di massa e tutto l’orrore che comporta, sono cose ben diverse; detto ciò, per quanto mi riguarda, non sarei in grado di perdonare nessuno dei casi sposti. E come ben hai detto, siamo su la terra, siamo umani, virtù e soprattutto tanti difetti.
    Buona giornata Lorenzo 🌷

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  3. L’idea che mi sono fatto sul perdono riportato nei Vangeli, rientra sempre nelle categoria delle “costatazioni” più che in quella dei “comandamenti”.

    Se si riesce a perdonare, voltare pagina, dimenticare, non si fa un “dono” generoso al criminale/nemico/traditore, ma si fa un “dono” a se stessi, perché si riesce a spezzare una catena che crea profonda sofferenza.
    Non è un atto d’amore verso qualcuno di esterno, ma verso se stessi: si riesce finalmente a superare quella ferita e a pensare ad altro.

    Detto questo, penso dunque che non abbia alcun senso per noi perdonare atti criminali passati, anzi: serve ribadire la nostra condanna per rispetto di chi ha sofferto.
    Perdonare i nazisti ha senso solo per quei pochi ebrei che hanno subito quell’orrore e sono ancora in vita, ma (provando a mettermi nei loro panni) credo sia impossibile.
    Spero per loro che siano riusciti a farlo: per loro stessi, non certo per i nazisti.

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  4. E’ denso di emozioni il tuo pensiero sul perdono, e suggestivo è il racconto che ne fai, ma presuppone e dà per scontati alcuni punti di riferimento che provo a mettere in discussione. Citi il convincimento che le parole di Luca rimandino al giorno del Giudizio come il momento della giusta ricompensa e della meritata punizione per “i violenti e i malvagi”. Ma esiste davvero questa separazione ? C’è davvero un differenza così netta tra gli uomini (perché di questo mondo terreno parli e parliamo, di questa umanità) che negano il senso stesso di umanità e infliggono consapevolmente il massimo dolore ai loro simili ? io credo che le parole di Luca e la compassione di Cristo in croce per i suoi aguzzini testimonino proprio lo stato di (in)coscienza in cui la gran parte degli uomini percorrono il cammino materiale, dimentichi della loro comune e unica origine divina. Il male, l’odio, la rabbia, il rancore e la violenza con cui essi si manifestano sono parte indistinta e presente in ognuno e solo il discernimento che ci permettono l’Amore, il bene, la compassione e la generosità possono risanare e infine pacificare l’essenza dell’uomo come figlio di Dio. Il Dio che ha scelto di “incarnarsi” per sperimentare attraverso l’uomo che ha generato da Sè l’umanità che proprio dal male è rappresentata. Dio fa esperienza di Sè nella carne e la sua meta è la redenzione, il riscatto che passa per la scelta tra il bene e il male (che è dunque la più forte essenza della materialità). Il libero arbitrio permette ad ogni figlio di compiere il peggiore abominio ovvero di diffondere e praticare l’amore. Fino alla sua forma sublime che nell’uno comprende, ammette e accetta il male fatto senza apparente spiegazione e lo accoglie senza restituirlo, per dissolverlo e purificarlo con il Perdono. Che non è cieco dimenticare o passivo subire, ma – al contrario – fiero e potente subissare il male stesso, inibire i suoi effetti, ridurlo a nulla, sconfiggerlo per sempre.

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    1. Grazie per il tuo commento. Da non credente, ma appassionato cultore e lettore dei Testi Sacri, sono pienamente d’accordo con la tua lettura del pensiero di Luca rispetto all’incoscienza che guida parte del genere umano. Nell’incessante guerra tra bene e male, il perdono sicuramente potrebbe giocare un ruolo determinante nell’equilibrio tra queste due forze che guidano il cammino degli uomini. Ci auguriamo che un giorno non molto lontano l’amore possa regnare sovrano. Un saluto, Lorenz

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