Ancora sui “miracoli”

Ma esiste il miracolo come fenomeno soprannaturale che va oltre le leggi della Fisica e sfida ogni regola ed ogni comprensione umana (riportare in vita un morto, camminare sulle acque, viaggiare alla velocità della luce, spostare oggetti col pensiero…)? La mia risposta è: no!

Certo, nei Vangeli si parla della resurrezione di Lazzaro, di Gesù che cammina sulle acque del mare Tiberiade e che, una volta risorto, il terzo giorno sale in cielo; ma finora non ho conoscenza di morti resuscitati o di persone che camminano sulle acque. Forse, in futuro, la Scienza darà risposta a questi enigmi e a questi interrogativi.

Ad oggi non esistono miracoli di questo tipo; e quello che noi chiamiamo con questo nome è spesso (se non quasi sempre) dovuto ad un fatto naturale; è la Natura, infatti, a compiere il “miracolo”; è lei ad intervenire, generosamente e senza essere sollecitata da preghiere o da suppliche, per “guarire” o per eliminare i “mali” o per fornire, per così dire, le “prove” di eventi misteriosi di cui sempre più spesso veniamo a conoscenza: statue piangenti, apparizioni di Madonne, acque salvifiche, Madonnine piangenti lacrime di sangue (vedi Civitavecchia); fenomeni sui quali la stessa Chiesa è spesso costretta ad esprimersi con la formula canonica “Non constat de soprannaturalitate” (non si tratta di un fenomeno soprannaturale, cioè di un miracolo).

Il succo di tutto questo preambolo è che bisogna guardare a questi fenomeni non come ad eventi prodigiosi, ma come ad avvenimenti naturali e a casi eccezionali rispetto ai quali la Natura si comporta come nel caso delle ferite (guaribili in breve spazio di tempo) o di malattie spesso considerate inguaribili per la scienza attuale, ma che qualche volta, inspiegabilmente e improvvisamente, si risolvono/scompaiono senza per questo dover chiamare in causa o invocare il miracolo.

In tale quadro, un spazio particolare va riservato al “miracolo” dello scioglimento del sangue di San Gennaro, evento legato, a mio avviso, all’agitazione (da parte del Cardinale titolare della Chiesa di San Gennaro a Napoli) della Teca contenente il sangue rappreso/coagulato del Santo, dovuto, secondo alcuni esperti, alla presenza di elementi chimici particolari, il cui movimento (e in una situazione particolare) porta lentamente al suo scioglimento.

Neppure per il lenzuolo della Sacra Sindone, si può parlare di un evento soprannaturale; infatti, secondo le analisi al carbonio-14, effettuate da esperti, il lenzuolo è fatto risalire intorno al 1200 d.C., per cui non può assolutamente trattarsi del panno che ha coperto il corpo di Cristo.

Quanto all’immagine stampata sul lenzuolo, sono state avanzate varie ipotesi; ne indico solo due: l’immagine è stata realizzata da un artista surriscaldando un bassorilievo o una statua e stendendovi poi sopra un tessuto segnato con strisce; l’altra ipotesi è stata formulata dal professor Luigi Garlaschelli, docente di Chimica organica presso l’Università di Pavia, secondo il quale la Sindone è stata realizzata con un colorante a base di ocra rossa strofinata con un tampone su un corpo umano poi ricoperto col lenzuolo; ipotesi affascinanti le quali però nulla dicono sul fatto che il corpo, “miracolosamente” stampato sul sacro lenzuolo, sia quello del Cristo, flagellato e inchiodato sulla croce.

Altre volte, invece, come nel caso delle apparizioni di santi, di madonne o di angeli, si tratta o di allucinazioni prodotte da follia o di ciarlatanate o di semplici trucchi posti in essere da esperti millantatori per ingannare il prossimo e per sfruttare la dabbenaggine umana. In questi casi, come è ovvio, il miracolo non c’entra proprio nulla. Per fortuna, a smascherare i falsi miracoli esistono una serie di Associazioni, tra le quali il Codacons, il Telefono antiplagio e il Comitato in difesa delle vittime di ciarlatani e santoni.

Certo -e concludo- per l’uomo di fede nulla cambia; egli continuerà a credere che il sangue racchiuso nella Teca sia quello del santo martire (san Gennaro), che la Sindone sia il sacro lenzuolo che ha coperto il corpo martoriato di Cristo e che le lacrime della Madonna di Siracusa siano vere lacrime…

Chi ci rimette è quasi sempre il non credente il quale , con spirito critico, osa mettere in dubbio “verità” e “certezze” consolidate e resistenti all’usura del tempo; e ciò non è un bene per nessuno. E qui mi fermo, invitando i lettori a leggere gli articoli “Sulla riscoperta della preghiera”, “Mons. Girolamo Grillo: il vescovo della Madonnina di Civitavecchia” e “La Natura e l’uomo al tempo del coronavirus”.

8 pensieri su “Ancora sui “miracoli”

  1. Non so se conoci Rol, e i suoi prodigi. Egli ha sempre sostenuto che quanto faceva era innato in ogni persona, bastava svilupparlo. Eppure la gente ancora oggi ne parla come de “l’uomo dei miracoli”.

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  2. Leggevo tempo fa un articolo di statistica sui miracoli, facendo riferimento ad esempio alle mete di pellegrinaggio principali.
    L’articolo spiegava come non si tiene quasi mai conto del denominatore, cioè quanti sono coloro che pregano per ottenere una grazia e non la ottengono.
    E non si tiene mai conto neanche degli altri “miracoli” al di fuori di una fede religiosa: alcuni guariscono spontaneamente senza aver pregato alcuna divinità.

    Anche riguardo le apparizioni concordo con la tua lettura.
    Ho letto uno studio (su un libro di Carlo Rovelli) che mostrava come la maggior parte dei segnali va DAL cervello AGLI occhi e non viceversa come uno si aspetterebbe.
    Faceva notare Rovelli “in sostanza gli occhi confermano ciò che il cervello immagina”.

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  3. Prof. Meligrana, un amico calabrese mi ha fatto avere il bellissimo articolo che ha scritto due anni fa su mio suocero, Giacinto Di Stefano. Nessuno come lei ha saputo cogliere l’essenza della sua poesia e dei suoi scritti in prosa. In questi tempi dove la poesia anche nella scuola, viene spesso trascurata, è importante far conoscere le opere di chi ne ha fatto una ragione di vita. Mio suocero era uno di queste persone. Scrivere per lui era anche pagare un tributo alla sua terra e sentirsi meno colpevole di averla lasciata. È grazie a lui, ai suoi scritti e ai viaggi in Calabria che io, donna del Nord, al Sud mi sento a casa. La ringrazio davvero tanto, per l’articolo e per la serata di tanti anni fa, quando ho avuto l’onore di conoscerla a Vibo, nella bellissima serata in cui, insieme al prof. Alberto Cesario ha ricordato Giacinto all’Accademia Hipponiana. Grazie ancora e cordiali saluti. Mariuccia Zavattoni

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    1. Gentile signora, La ringrazio di cuore per le gentili parole. Le confesso che quello che ho scritto su Alberto Cesareo e su suo suocero è qualcosa che sentivo e che è rimasta incancellabile dentro la mia mente e il mio cuore. Ancora grazie.

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