Il progetto educativo del Condorcet: un punto di partenza per una seria riforma scolastica

Marie Jean Antoine Nicolas Caritat, Marchese di Condorcet, fu un uomo di eccezionali qualità: un anticipatore dei tempi nuovi, un intellettuale prestato alla politica, come si direbbe oggi, un uomo di pensiero, espressione dell’ala, per così dire, “liberal” della borghesia francese, impegnata ad abolire i privilegi della nobiltà’ e del clero e ad eliminare o, quantomeno, a ridimensionare il loro monopolio nel campo dell’educazione e della mediazione culturale, attraverso l’affermazione di una nuova concezione della scienza che offrisse indistintamente a tutti gli uomini gli strumenti culturali per far loro comprendere l’ordine della natura e per renderli finalmente liberi.

La Scuola da lui disegnata è innanzitutto una scuola che guarda ai problemi degli uomini, libera ed autonoma rispetto al potere politico e rispetto alla tradizione classicistica che caratterizzava la vecchia scuola la quale riponeva nelle letterature antiche il centro dell’insegnamento.

Condorcet, come gli uomini della rivoluzione, riteneva che solo una severa e rigorosa istruzione scientifica avrebbe orientato le nuove generazioni sui problemi concreti dell’esperienza umana ed avrebbe contribuito a far sviluppare una maggiore sensibilità sul piano dei rapporti umani e sociali.

La sua riforma scolastica punta sull’affermazione dei grandi valori della libertà, della giustizia e della democrazia, i quali avrebbero visto la loro realizzazione (era il suo auspicio) soltanto grazie alla paziente, graduale e pertinace opera dell’educazione e della diffusione della cultura.

L’ignoranza, la superstizione e i pregiudizi erano per lui la causa e la sorgente comune di tutti gli “errori” del genere umano. Il solo rimedio a questi errori era la conoscenza della verità, alla quale si sarebbe acceso attraverso la Scienza e l’Istruzione che diventavano così i mezzi indispensabili per perfezionare, rigenerare e civilizzare la vita degli uomini.

Una nobile battaglia questa del Condorcet nel nome e nel segno della ragione; una battaglia rivoluzionaria per i suoi tempi, ma ancor oggi attuale e necessaria per favorire e consolidare i “progrés de l’esprit humain”. Mutate, infatti, le condizioni storiche e in un clima spirituale dei più incerti, quando miti e ideologie sono invecchiati o tramontati, si può affermare che quella dell’indefinito progresso che fu la fede del Condorcet, non sia del tutto scomparsa, ma permanga nei cuori e nelle menti dei popoli, se non come certezza scientifica, almeno come attesa e speranza di un mondo migliore, da costruire qui, sulla Terra, e non in un’improbabile città di Dio. Ecco la forza del suo messaggio, la sua originalità e la sua attualità.

Il concetto che domina il “Rapporto sull’Istruzione” (Condorcet, Rapport sur l’instruction publique à l’Assemblée législative, 21 avril 1792, in Archives parlamentaires I, t. XLII, pp. 227-245) è che l’istruzione debba essere uguale e universale (nel senso che deve estendersi a tutti i cittadini), ma dovrà essere soprattutto libera e sganciata (e quindi non imposta) dal potere pubblico.

Certo c’è molta ingenuità e molto ottimismo in questa posizione; c’è indubbiamente l’ottimismo della ragione illuminante, la fiducia che il Condorcet aveva negli uomini in quanto fedeli assertori di una legge giusta e indeclinabile, laddove invece l’esperienza della Rivoluzione (e qui è la sua ingenuità) avrebbe fatto conoscere a tutti i sognatori delle libertà illimitate la durezza e l’intransigenza dello Stato, la cui legge inflessibile avrebbe messo in discussione la libertà dell’individuo; e tuttavia non possiamo rimproverare a Condorcet questo entusiasmo e questa sua cieca fede nella Scienza, nella capacità di quest’ultima di creare un mondo nuovo, più umano, più libero e più giusto.

I principi pedagogici che sorreggono il suo disegno si rifanno sostanzialmente al pensiero riformatore dell’Illuminismo francese, in particolare agli orientamenti liberali che erano in netto contrasto con le istanze e le posizioni ideologiche dei montagnardi; di qui la ragione per la quale le sue idee furono avversate e condannate dal Robespierre che lo considerava uno spregevole intellettuale.

L’istanza “liberal” era per esempio presente nella proposta di mantenere i funzionari governativi estranei alle scuole che da essi dipendevano; ma era presente soprattutto nella sua concezione della cultura la quale doveva essere assolutamente libera ed autonoma, svincolata da ogni controllo dell’autorità politica e amministrativa.

Il potere pubblico per il Condorcet non ha il diritto di imporre alcun credo politico o filosofico e deve evitare di affidare l’istruzione a Corpi d’insegnamento che si autoreclutano; che siano Ordini religiosi, semplici Corporazioni o Università, non fa differenza: il pericolo è lo stesso; l’istruzione che essi fornirebbero avrebbe sempre come scopo non il progresso dei Lumi ma il rafforzamento del loro potere; l’Istruzione invece deve essere libera ed oggettiva, non deve avere come oggetto quello di propagare questa o quella opinione, ma di istruire gli uomini sui fatti la cui conoscenza è necessaria e fondamentale.

L’Istruzione, infine, deve essere la stessa per gli uomini e per le donne: “non bisogna temere di vedere le donne comandare un esercito o presiedere un tribunale”; né le donne possono essere escluse dall’insegnamento o dall’esercizio di importanti cariche pubbliche.

A tal proposito il Condorcet cita l’esempio dell’Italia in cui non mancano le donne che hanno ricoperto con successo posti di grandi responsabilità; tra le donne cita Maria Gaetana Agnesi (dottissima matematica che lasciò la cattedra di Bologna per dedicarsi ad opere di carità); Dotta D’Accorso, Laura Bassi, Clotilde Tambroni (tutte di Bologna); Elena Lucrezia Cesaro Piscopia e Pellegrina Moretti di Oneglia che il Parini celebrò nell’Ode “La Laurea”.

Quanto alla questione dell’educazione della donna, Condorcet sostiene che la donna ha diritto di essere istruita come l’uomo, intanto sulla base del principio di uguaglianza tra i sessi. La sua educazione è indispensabile per almeno tre ragioni:

1. per educare i propri figli di cui è la naturale istitutrice;

2. per evitare che il dislivello culturale possa mettere in pericolo l’equilibrio familiare (la felicità familiare dipende dal buon rapporto tra i due coniugi);

3. per non spengere con la sua ignoranza la fiamma della cultura del proprio marito, ma al contrario la alimenti con le buone conversazioni, col confronto, col dialogo e con le letture (“l’uomo infatti conserverà meglio la propria cultura se avrà una compagna istruita”).

Il Condorcet non negava l’esistenza delle diversità tra i due sessi, soprattutto in rapporto all’espletamento di attività che richiedessero un notevole sforzo fisico e muscolare, ma non escludeva affatto che le donne potessero svolgere anche queste faticose attività.

Alla “campagna femminista” egli aveva dato un grande contributo mediante un manifesto che, al suo tempo, riscosse un enorme successo: “Sur l’admission des femmes au droit de cité”, pubblicato il 3 luglio 1790 nel “Journal de la Societé”.

Ultimo punto riguarda la distinzione tra Istruzione ed Educazione.

Secondo il Condorcet “est impossible de soumettre à une èducation rigoreusemente la meme des hommes dont la destination est si different […] Une èducation commune ne peut pas se graduer comme l’istruction. Il fait qu’elle soit complète, si non elle est nulle et meme nuisible” (È impossibile sottomettere a una stessa educazione gli uomini il cui destino è così diverso […] un’educazione comune non si può graduare come l’istruzione. È necessario che sia completa, diversamente essa è nulla e anche nociva. “Terza memoria” dalle “Cinque memorie sull’istruzione pubblica”).

L’altro motivo che obbliga a limitare l’educazione pubblica all’istruzione risiede nel fatto che l’educazione non si occupa solo dell’insegnamento di verità di fatto e di calcolo, ma abbraccia tutte le opinioni politiche, morali e religiose; ed è del tutto evidente che la libertà rispetto a queste opinioni sarebbe puramente illusoria se la società o lo Stato imponessero agli individui quello che devono credere.

Per il Condorcet la scuola deve insegnare solo ciò che è fondato sui fatti o dichiaratamente basato sulla ragione. Le credenze politiche o religiose, in quanto opinabili, non possono essere materia di insegnamento a scuola.

In tal senso l’istruzione pubblica è laica, non solo perché tenuta da laici, ma anche perché impartita al di fuori di ogni insegnamento ideologico; per lui, infatti, lo Stato non ha alcuna autorità di imporre la sua verità; ha solo il diritto di istruire, non di educare (cosa quest’ultima che invece, grazie all’indipendenza assoluta delle opinioni, possono fare le scuole private la quali possono insegnare dottrine contrarie a quelle dominanti).

È questo un punto debole del suo progetto educativo e dimostra l’incapacità di questo straordinario pensatore di scorgere chiaramente, come noi scorgiamo, l’identità di istruzione ed educazione; ma, a parte questo limite ed altre ingenuità sopra accennate, egli rimane per il suo tempo l’espressione più completa della cosiddetta pedagogia democratica.

La sfida che egli propone e che abbiamo di fronte, è sicuramente quella della democrazia, quella cioè di realizzare la promessa di una scuola democratica ed inclusiva, libera da ogni struttura rigida e selettiva: “una promessa che fino ad oggi non è stata mantenuta” (dal “Manifesto” del sito http://condorcet.altervista.org).

Per questo non serve una riforma calata dall’alto; serve piuttosto una riforma che parta dal basso e che veda il coinvolgimento di tutti i protagonisti, dagli studenti al personale scolastico, dalle famiglie alla società: che è la parte più feconda del suo pensiero e che fa del Condorcet uno punto di partenza ed un modello pedagogico di riferimento per una seria e rigorosa riforma del nostro farraginoso sistema scolastico.

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