Viaggio con Socrate

Sul tema del viaggio -reale o immaginario- esiste una vastissima letteratura. Cito, a caso, i viaggi di Ulisse nell’Odissea di Omero, La storia Vera di Luciano di Samosata, i viaggi nel Catai ne Il Milione di Marco Polo, il viaggio di Dante nei tre regni dell’oltretomba, il viaggio di Astolfo sulla luna nell’Orlando furioso di Lodovico Ariosto, Le avventure del barone di Munchausen di Raspe. In queste opere il viaggio è visto come una realtà straordinaria che permette di aprire un mondo sconfinato di orizzonti, di immagini, di luoghi, di personaggi.

Ma il viaggio non è solo un trasferimento da un luogo all’altro per conoscere la realtà esterna; esso è, soprattutto, un’esperienza nuova volta alla scoperta di un “altrove” che aiuti a meglio comprendere il proprio modo interiore e ad “esplorare” il proprio “continente” interno, vastissimo ancorché oscuro e misterioso, che non si finisce mai di conoscere completamente ma che nessun altro potrebbe esplorare al nostro posto.

In quest’ottica si inquadra il “Viaggio con Socrate” (Mapograf, Vibo Valentia, 1995): il resoconto di un immaginario viaggio nel quale il vero protagonista è la fantasia che guida l’autrice nella descrizione di luoghi, di situazioni, di incontri, di personaggi. Socrate, nel racconto della Rombolà, non sempre corrisponde alla realtà storica, come del resto non manca di riconoscere la stessa scrittrice; non è, cioè, quel personaggio scomodo, provocatorio, “inquisitore” che ci è stato consegnato dalla tradizione.

Egli appare piuttosto come un attento compagno di viaggio, curioso e smanioso di sapere e di essere informato sulla grave situazione di degrado che investe tutti i paesi del mondo, rispetto alla quale egli prende atto, senza battere ciglio, quasi rassegnato (“è così e non può essere diversamente per l’avida, incorreggibile natura dell’uomo”), assumendo un atteggiamento di pensosa meditazione, se non di aristocratico distacco e isolamento che, francamente, lascia un po’ perplessi (personalmente, avrei preferito un Socrate più vivo e brillante che si confrontasse con i moderni pensatori sui grandi temi della vita e della morte, della giustizia, della libertà e dell’uguaglianza).

Ma il “Viaggio con Socrate” non è un libro di filosofia scritto per un pubblico dotto; esso è il racconto di un viaggio (anzi di due viaggi!) rivolto in particolare agli alunni delle scuole elementari e medie inferiori.

Il primo viaggio si svolge nel passato e in un mondo edenico, non toccato dall’urgenza e dalla tragicità dei problemi reali degli uomini: un mondo lontano dalla realtà, ma pur vero e tangibile, al pari dei luoghi descritti; luoghi di sogno, dove regna per così dire, eterna primavera; dove pascolano liberamente greggi e buoi; dove pecorelle brucano tranquille l’erba; dove ruscelli gorgogliando scorrono tra massi formando spumose cascate per poi scendere, limpidi come cristallo, nel mare; luoghi dove “donne curve sull’acqua lavano e stendono panni sul greto del fiume ad asciugare”; e, mentre lavorano, chiacchierano e cantano felici. Luoghi magici, dove “gli abitanti attendono con gioioso interesse alle loro attività, curano con amore estesi campi di cereali e di ortaggi e si sentono appagati e felici delle loro scelte e della loro libera, sana vita; lavorano in armonia, si scambiano favori, si aiutano reciprocamente”.

Il viaggio prende le mosse dalla Grecia e più precisamente da Atene. Ma l’Atene disegnata dalla Rombolà e ricostruita dalla sua fervida fantasia, non è affatto una città reale, ma una città mitica, sognata, dove in case basse e bianche donne tessono, filano e ricamano, mentre in palestra i giovani si esercitano nelle varie forme di lotta: al tiro con l’arco, al pugilato, al lancio del disco e del giavellotto, al salto in lungo e in alto, alla corsa.

Nel Ginnasio si discute di filosofia, di pedagogia, di letteratura, di matematica, di astronomia, di medicina, di scienze e di ogni altra branca del sapere. Il tutto avviene sotto la presenza vigile ed attenta di grandi maestri e di Socrate, in particolare, la cui figura “spicca per la rassicurante dolcezza e la saggezza che traspare dal suo volto”. È lo stesso Socrate che invita i presenti a partecipare al “grande simposio” che avrà luogo nella celebre pianura di Maratona; un simposio al quale sarà presente la stessa autrice che, dopo avere ascoltato estasiata la lezione degli antichi saggi, trova il coraggio di interrogarli.

Il primo a rispondere è Omero il quale ricorda la sua vita di poeta girovago, cantore dell’amore, dell’odio, dell’amicizia, del tradimento, della famiglia, della pace, della guerra, del bene e del male di cui sono capaci gli uomini. A turno parlano gli uomini d’arte, i pittori, gli scultori, gli architetti, gli uomini di medicina e di scienza, gli oratori. Prendono poi la parola gli storici; e tutti, con in testa Tucidide, a sottolineare come “la registrazione e la trasmissione dei fatti a nulla valgono ai fini di un miglioramento della società, perché la lezione della storia non migliora gli uomini che, stupidi e testardi, ripetono all’infinito i loro gravissimi errori”. Anche Socrate prende la parola e ripercorre le tappe principali della sua esistenza, sottolineando l’incomprensione e la persecuzione che lo portarono al processo e alla condanna a morte.

C’è infine un secondo viaggio, sempre in compagnia di Socrate e su precisa richiesta di quest’ultimo: un viaggio più vero che non nasconde la gravità dei problemi del nostro mondo, quelli della povertà, della fame, della violenza, del degrado ambientale, della crisi di una società che corre senza saperlo verso l’apocalisse. Si tratta di un viaggio nel presente, a partire dal grande evento che muove tutta la storia degli uomini: la nascita e la diffusione del Cristianesimo e a partire dai luoghi dove il Cristo “ha vissuto, amato, predicato, guarito, beneficato e poi è stato condannato come un malfattore e inchiodato in croce dai suoi stessi benefattori”.

Dalla Palestina si vola poi nelle capitali dei più famosi Stati del mondo: Roma, Milano, Parigi, Madrid, Il Cairo, Nuova Delhi, Tokio, Pechino, Rio de Janeiro, Mosca, Washington: città che offrono una molteplicità di richiami turistici per eventuali visite introdotte da brevi cenni (una specie di guida turistica) sul patrimonio storico e artistico delle città e dei loro più famosi monumenti e opere d’arte.

Toccante e commovente è il ricordo degli orrori del lancio della bomba atomica sulla città di Hiroshima da parte degli americani e la visita al museo della famosa città giapponese: “Arrivati sul posto, entriamo in punta di piedi e ci accostiamo in religioso silenzio alle bacheche in cui sono esposti i poveri resti di quelli che furono uomini. Vediamo lembi di pelle, arti secchi e bruciati, impronte di mani, di piedi, di volti lasciate dal fungo micidiale: scarpe accartocciate, resti di indumenti, irriconoscibili, ammucchiati in un angolo e alle pareti foto con sinistri, abbaglianti colori di morte”.

Non meno commovente e toccante è la rievocazione dell’invasione tedesca di Stalingrado, della violenta controffensiva russa e della desolata ritirata degli italiani sotto l’imperversare della tormenta, descritta con tratti di grande efficacia e di intensa partecipazione: “Affranti, senza mezzi, con poveri stanchi cavalli e muli azzoppati, pochi carretti sgangherati, andavano avanti lentamente e Dio sa come: nera striscia di morte nell’immensa distesa bianca. Molti cadevano a terra come uccelli appassiti. Non avevano né cibo né acqua ma solo la morte a fianco”.

Scioccante è la descrizione delle “favelas” brasiliane: “Povere case di fango coperte di lamiere arrugginite se non addirittura di cartone, dove vivono, in una promiscuità impressionante, tra stracci e rifiuti, i disperati e i ragazzini di strada: il cozzo tra ricchezza e miseria è impressionante, sconcertante”.

Particolarmente significativa è la descrizione, in una via principale di Nuova Delhi, dello spettacolo di uomini e donne di tutte le età che camminano, assorti, in mezzo a vacche vaganti liberamente per le strade e ad elefanti, coperti da drappi di mille colori, guidati da uomini in turbante: “Santoni in preghiera sostano accanto ai templi, circondati da schiere di giovani; carrozzine tirate da uomini, come fossero bestie, corrono tra la confusione e si perdono lungo le strade: accattoni di professione portano sul dorso bambini rachitici a cui provocano distorsioni con abile maestria, in attesa che qualche rupia cada nelle loro mani”.

E infine, la descrizione della moltitudine di uomini, donne, vecchi e bambini che si accalca lungo le rive del Gange, il fiume sacro dell’India, recitando salmi, preghiere, gettando fiori e offerte nel fiume: “In lontananza si vedono ancora templi e costruzioni splendide, ma anche povere capanne, catapecchie, tettoie di paglia, spelonche dove la miseria si associa al sudiciume e a rifiuti di ogni genere”.

Nicolina ricorda poi la grande opera di generosità e di carità di tanti missionari e volontari che lasciano la famiglia e quanto hanno di più caro per mettersi al servizio di questi sventurati; e in modo particolare si ricorda “La figura della missionaria per eccellenza, madre Teresa, fondatrice della congregazione delle suore di carità”.

Il viaggio continua con l’esplorazione dell’Universo, un viaggio indirizzato alla scoperta di un posto dove sia possibile trovare una situazione migliore. Dalla luna si passa rapidamente e velocemente a visitare tutti i pianeti del nostro sistema solare fino a raggiungere l’ultimo traguardo: un’altissima montagna divisa, alla maniera di Dante, in gironi, “sui cui bordi stavano sedute le anime di tutti i morti del mondo”. Il viaggio si conclude con la visione di una croce: una croce così alta da toccare il cielo, sulla quale appare inchiodato il Cristo, vittima innocente della malvagità degli uomini.

Si tratta, come è evidente, di un viaggio fantastico, di un itinerario “per crucem ad lucem”, dove la fantasia gioca un ruolo fondamentale, ma dove tutto non è casuale ma finalizzato alla ricerca di un approdo, di un segno di cui, come ci ricorda Nicolina, abbiamo costantemente bisogno per non morire e per dare un senso alla nostra esistenza: un approdo che l’autrice individua nella fede e nell’incontro con Cristo ma che altri, più laicamente, fanno consistere nei prodigi della Scienza la quale, un giorno non lontano, sarà in grado di dare una definitiva risposta ai grandi interrogativi che tormentano gli uomini del nostro tempo.

Concludo ricordando benevolmente a Nicolina un punto sul quale non sono d’accordo e che riguarda, per così dire, l’antropologia dei nostri ragazzi i quali non sono tutti, come lei scrive, “Scapestrati e pericolosi, col corpo coperto di tatuaggi, anelli e piercing al naso, che insultano lanciando dai telefonini parole volgari, bestemmie e messaggi offensivi all’indirizzo dei più deboli e timidi”.

Certo, il problema del “bullismo” esiste, ma esso coinvolge solo una minoranza di sbandati che vanno isolati e costretti a non nuocere, e che, al tempo stesso, bisogna fare di tutto per recuperare e inserire nel contesto sociale. La loro spavalderia va interpretata; essa non va semplicemente vista come mancanza di rispetto, irriverenza, ma piuttosto come ricerca di una visibilità sociale, di una realizzazione interiore e di una nuova strada per la loro crescita.

Ma, a parte questo rilievo e a parte qualche appunto relativo alla “velocità” del viaggio e alla rapidità di ogni spostamento (in parte scusabili, se si considera che la velocità del pensiero supera quella della luce!), il “Viaggio con Socrate” resta un libro prezioso, per ragazzi e per adulti: un libro di grande interesse e di grande attualità.

2 pensieri su “Viaggio con Socrate

  1. Carissimo, Commento interessante, mi sono piaciuti alcuni punti….mi è difficile commentare in questo momento a parte l’ora, il mio stato d’animo non mi permette di essere obiettiva.. lo faremo insieme ,spero presto. Sono però curiosa di sapere se a te l’impostazione del libro ti è piaciuta…. Buonanotte….

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