Il futuro è donna?

Per millenni, le donne sono vissute in una condizione di quasi totale sottomissione all’uomo, soprattutto nell’ambito familiare, e di assoluta inferiorità e marginalità nel contesto più ampio della società. Così è stato in ogni epoca: nell’Antichità, nel Medioevo, nella splendida civiltà Rinascimentale, nella società cosiddetta dei “lumi”, nell’Ottocento e fino ai primi decenni del Novecento.

Oggi la posizione delle donne, almeno per quanto riguarda il mondo occidentale, è indubbiamente diversa da quella di cent’anni fa. Due elementi, fondamentalmente, hanno contribuito alla loro “Liberazione” e alla loro “Emancipazione”: lo sviluppo della società e la sua riorganizzazione secondo nuovi criteri e nuove esigenze e la presa di coscienza del ruolo e dei compiti che esse possono e devono svolgere.

L’avvento della tecnologia, poi, il diffondersi degli ideali di libertà, di democrazia e di giustizia sociale, la nascita di movimenti “femministi”, hanno permesso alle donne di acquisire nuovi e più ampi spazi sia nei settori sociali sia in quelli politici e culturali.

La spinta propulsiva per un loro inserimento nel mondo del lavoro è venuta soprattutto dal bisogno di una loro affermazione autonoma nella società; che, poi, è stato anche un modo per ribellarsi al ruolo tradizionale che la società aveva loro imposto, cioè quello di essere brave mogli, madri servizievoli e custodi amorevoli del “focolare domestico”.

In tale prospettiva, si deve riconoscere che “molta acqua è passata sotto i ponti”, ma non si può in alcun modo affermare che il traguardo dell’uguaglianza di genere sia stato raggiunto; resta infatti ancora molto basso l’accesso delle donne alle posizioni apicali (anche se in questi ultimi anni si registrano lievi miglioramenti rispetto al passato) e continua ad essere troppo rilevante la differenza del trattamento economico tra i due sessi.

Quanto all’inserimento della donna in qualsiasi campo di lavoro, non esistono oggi norme legislative che lo vietino. Certo, ci sono delle attività nelle quali gli uomini hanno la prevalenza sulle donne; si tratta in genere di attività e di lavori che richiedono un notevole sforzo fisico e muscolare; ma non è scritto da nessuna parte che le donne non possano svolgere anche queste attività e questi lavori.

Per quanto riguarda il titolo di studio, dai dati Istat si rileva che le donne italiane studiano di più (nel 2018 erano il 54% del totale dei laureati), ma privilegiano gli studi umanistico-letterari che, ahimè, hanno minori prospettive occupazionali e retributive.

Ben diverso e, per molti aspetti, rivoluzionario, è il ruolo che esse svolgono nel campo politico. Si pensi alle battaglie per la pace, contro la violenza, per un ambiente più sano e più vivibile; alla loro presenza in Associazioni (politiche, economiche e culturali) nelle quali esse vogliono far crescere il loro peso fuori da ogni logica di compromesso e di ossequio al potere fine a se stesso.

Per tutte queste ragioni, penso che esse potranno dare un contributo fondamentale, soprattutto per salvare l’umanità e il mondo dalla catastrofe ecologica che, così andando le cose, già si profila all’orizzonte della storia umana. E di fronte a questo incombente pericolo, non ci si può assolutamente dividere rivendicando spazi di privilegio, storicamente datati, che hanno pesantemente condizionato il ruolo delle donne in tutti i settori della vita sociale, economica e culturale. In questa battaglia per salvare l’umanità dalle minacce incombenti dovremo invece tutti (uomini e donne) rimboccarci le maniche e agire con spirito unitario perché non ci si può salvare da soli.

“Il futuro è donna” è il titolo di un famoso film del 1984 (sceneggiatura di Dacia Maraini e Piera Degli Esposti), nel quale il regista Marco Ferreri, attraverso la graduale ed inarrestabile emarginazione del protagonista (Gordon), schiacciato tra due donne (Anna e Malvina), lascia intendere che, in futuro, forse non ci sarà bisogno di uomini: un messaggio che potrebbe far piacere a moltissime donne, ma sul quale io ho forti perplessità.

Penso infatti -e concludo- che il futuro sarà quello che saremo capaci di costruire noi tutti, uomini e donne insieme, senza rivalità, senza differenze di genere e, soprattutto, senza rivendicazioni di presunte superiorità che oggi sarebbero incomprensibili e fuori da ogni logica.

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