Mons. Girolamo Grillo: il vescovo della Madonnina di Civitavecchia


Pubblicato da Meligrana editore (2021), è recentemente uscito un prezioso volume, “Tra Calabria e Roma. Mons. Girolamo Grillo: vescovo, sociologo e mistico”.

Ne è autore il nipote Francesco, il quale racconta, con grande partecipazione, la vita dello zio, da Parghelia, dove è nato il 18 agosto 1930, a Roma, dove si chiude la sua vicenda pastorale: una lunga e colloquiale intervista, sapientemente costruita “con una serie di domande svolte in modi e tempi diversi, poi riorganizzate con ordine cronologico” e attingendo principalmente ai suoi diari e ai suoi scritti vari (lettere, appunti…).

Come ho già scritto (vedi l’articolo “Le bastonate di Francesco”), mons. Grillo è stato un grande intellettuale, un sociologo, un uomo di Chiesa, “sacerdote dalla testa ai piedi, ma non pretesco”: un vescovo scomodo, che ha dato filo da torcere -come si dice- dentro e fuori della Chiesa; qualche volta duro e severo con se stesso, ma particolarmente caustico ed ironico nei confronti di quanti lo criticavano per la sua inflessibilità e la sua dirittura morale.

“Quanti di noi -si chiedeva- sono riusciti a mantenere dritta la schiena e quanti hanno saputo agire sempre con rettitudine, anche a costo di mettere in discussione la sede episcopale o la porpora cardinalizia”?

Ricordo, tra le sue tante prese di posizione, quando era vescovo di Cassano, quella “provocatoria” di mettere in vendita il “tronetto” (dove si sedeva originariamente il barone) per aiutare le suore dell’asilo le quali erano state escluse dal finanziamento del Comune. Si trattava chiaramente di una provocazione che aveva come obiettivo quello di smuovere le acque; difatti i fondi furono trovati e la cosa rientrò subito.

Mons. Grillo è stato un uomo del dialogo (col mondo laico e con quello interreligioso), e un interprete fedele del Concilio Vaticano II. Sua costante aspirazione è stata quella di “portare in Chiesa lo spirito del Vangelo più autentico; i poveri e gli emarginati -egli diceva- devono essere al centro dell’attenzione dei servizi sociali e delle istituzioni politiche” (in questo era completamente in sintonia col pensiero di Papa Francesco).

Come scrive nel suo diario, in seguito alla vicenda della Madonnina di Medjugorje, “ora qualcosa dovrà certamente cambiare nella mia vita, soprattutto per quanto concerne la generosità nei confronti dei poveri; dovrò trovare la forza di distribuire tutte le cose materiali accumulate con i miei piccoli risparmi di questi anni. Guai a me se dovessi pensare di accumulare o di mettere da parte qualche soldo con la Madonnina”.

Di una eccezionale intelligenza politica, egli è stato portatore di tematiche scomode e contro corrente rispetto alla cultura dominante, e assertore di un impegno nuovo, nella Chiesa come nella società civile, che si esplicasse soprattutto come battaglia etica e civile in difesa della vita e dei suoi valori quotidianamente aggrediti e minacciati. Tutto questo ovviamente gli ha procurato incomprensioni, gelosie, invidie ed inimicizie feroci. Ma a turbare e a sconvolgere la sua esistenza, è intervenuto l’evento della Madonnina, raccontato da Francesco per buona parte del libro (da pag. 85 a pag. 139).

A partire dal 2 febbraio 1995, data della prima lacrimazione della statuetta, mons. Grillo diventa “il vescovo della Madonnina” che piange lacrime di sangue. Rilascia interviste a giornali, alla radio e alla televisione; partecipa a trasmissioni televisive locali e nazionali. Inizialmente molto scettico, cambia opinione quando il 15 marzo, tenendo tra le mani la statuetta della Madonnina, vede che essa lacrimava: uno schianto, un colpo al cuore che segnano una svolta nella sua vita.

Da quel momento diventa meno scettico e più prudente. Per questo cambiamento, come scrive lui stesso, è stato determinante il colloquio col Papa Giovanni Paolo II che lo aveva consacrato vescovo nel 1973 e al quale aveva portato la statuetta della Madonnina: “é stato il Papa che mi ha convinto a credere quando io ero ancora titubante”.

Il Papa ,infatti, aveva fatto telefonare il suo Segretario di Stato, card. Angelo Sodano, per invitarlo a cena e per dirgli di non essere scettico: ” Porti la Madonnina, perché il Papa vuole pregare; un giorno potrà dire al mondo che Giovanni Paolo II ha venerato la Madonnina di Civitavecchia”! Era il 23 febbraio 1995.

Il 25 maggio, in occasione dell’incontro con i vescovi italiani, Giovanni Paolo II rivolge a mons. Grillo questa esplicita domanda : “La Madonnina piange ancora”? La risposta di mons. Grillo “Forse ha pianto, ma non ne posso parlare…” non piace al Papa che così lo apostrofa: “Ah! Voi altri vescovi italiani avete proprio la testa dura; siete sempre dubbiosi”!

E dubbi ancora permangono in mons. Grillo, il quale il 2 giugno annota nel suo diario: “Signore, liberami dal dubbio che si è insinuato nella mia mente troppo razionalista”! E il 5 giugno scrive: “Personalmente sono ormai convinto dell’esistenza di qualcosa di soprannaturale nell’evento della Madonnina, ma non posso nascondere che talvolta mi assalgono dubbi ed interrogativi”.

Dal 1997 egli è Vescovo emerito e Canonico della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. “La mia vita -com’egli scrive- malgrado le malattie e le sofferenze fisiche, trascorre ancora attivamente…; mi reco spessissimo a Sant’Agostino dove sto con i fedeli e con quanti vogliono con me parlare dei loro affanni e chiedere le mie preghiere”.

Muore in Romania la mattina del 22 agosto 2016, ventuno anni dopo la prima lacrimazione della “Sua” Madonnina, la cui storia non è ancora arrivata a conclusione. Su questa vicenda, infatti, la Chiesa continua a mantenere uno stretto riserbo, essendosi già espressa, attraverso la Commissione teologica Vaticana, con la formula “Non constat de supernaturalitate” (Non si tratta di un fenomeno soprannaturale).

Invano ha sperato in una risposta risolutiva da parte dell’attuale Papa Francesco; di un Suo cenno di conferma o di incoraggiamento che avrebbe alleviato le “Sofferenze spirituali e morali che non sono mancate anche da parte di esponenti del clero”.

Ora, chiudendo sulla dolorosa vicenda della Madonnina e venendo alle conclusioni, mi piace ricordare Mons. Grillo soprattutto come un “mistico toccato profondamente dal mistero di Maria” e come un vescovo innamorato della Sua Parghelia, dove quasi ogni anno tornava per un breve periodo di riposo; ma innamorato anche della Calabria, una terra ricca di intelligenza e di cuore, ma rassegnata e condannata a subire l’arroganza dei prepotenti e dei furbi.

Non è facile la battaglia per il cambiamento in questa terra; Mons. Grillo l’ha scritto e detto più volte. Ma non dobbiamo rassegnarci o arrenderci; dobbiamo invece “rimboccarci le maniche ed agire senza alcuna titubanza o esitazione”, nella convinzione che facendo tutti noi (uomini della società civile e uomini di Chiesa) fino in fondo la nostra parte, anche in Calabria le cose potranno cambiare. Questo è stato l’auspicio e il sogno del vescovo Calabrese Mons. Girolamo Grillo; questo è e resta anche il nostro sogno.

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