Poesie di Nicolina Rombolà

In appendice ai racconti de “La Commedia umana: brevi storie di varia umanità” di Mommo Rombolà (Tropea, M.G.E., 2011), si trova una breve raccolta di liriche di Nicolina Rombolà: poesie dettate dal cuore, che respirano la luce e i colori dei fiori primaverili e nelle quali la Rombolà trasferisce la sua purezza d’animo e la sua profonda spiritualità non disgiunte da un senso di inquietudine che “agita” e turba  la nostra poetessa e non le dà  pace.

Neppure la visione di cieli azzurri, di spazi immensi e di sconfinati silenzi, riesce ad offrirle un po’ di conforto. Assetata di vita, Nicolina aspira all’assoluto, alla luce: a “quell’ostia di luce”, oltre il tempo e lo spazio, approdo ultimo di un viaggio mai interrotto per strade ignote e mai prima percorse:

“Che cos’è quel che dentro
mi agita, mi tormenta
non mi dà pace?
Non so cosa sia,
so solo che ho voglia
di correre, correre
per strade ignote,
cercare, nella solitudine sconfinata,
il volto di Dio”.

(Dalla lirica “Chi cerco”)

Sola e triste si sente la nostra poetessa; la solitudine è la sua compagna:

“Ti contemplo, ti parlo
e tu, tacita, ascolti
e piangi o sorridi con me.
Cieli azzurri, spazi immensi,
sconfinati silenzi mi dai,
ove affoga il mio cuore,
la sua infinita solitudine”.

(Dalla lirica “Solitudine”)

L’affligge il pensiero delle cose che avrebbe potuto fare e non ha fatto e si duole come di una incolmabile perdita; essa è continuamente alla ricerca di quella serenità e di quella calma interiore che riesce a trovare solo tra “miti perduti e desideri inappagati”, e nel ricordo della sua infanzia, del tempo dei suoi sogni e della dolcezza delle veglie notturne: felicità di un tempo remoto, a fronte della pena e della spezzata felicità che segnano le sue giornate di solitudine e di sconforto.

Ma è sicura Nicolina che anche per lei arriverà il sole; solo che non bisogna mai lasciarsi abbattere dalle delusioni o dalle amarezze che la vita inevitabilmente ci serba:

“Navicelle bianche
navicelle di vita
sospese nell’immenso,
portatemi dove
più azzurro è il cielo
dove più brilla il sole,
io voglio bruciarmi
alla sua luce” .

(Dalla lirica “Nuvole nel cielo”)

Anche per lei, una volta passata la tempesta, ritornerà il sereno, tornerà a brillare il sole:

“Non piangere, ramo,
se il vento s’inquieta
e ti piega sotto il suo peso.
Domani cesserà, splenderà il sole’
ti ubriacherai d’azzurro e di luce.
Anch’io, se la bufera passerà”.

(Dalla lirica “Ramo”)

Sono queste, a mio giudizio, le cose più belle che fanno della nostra Nicolina una vera poetessa, le cui meravigliose liriche, ne sono certo, continueranno a splendere nel tempo.

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