Quo usque tandem? (parte seconda)

Come recita l’art. 1 della nostra Carta costituzionale, “L’Italia è una repubblica democratica fondata su lavoro”; il lavoro è dunque un diritto che lo Stato dovrebbe assicurare ad ogni cittadino. Se non che questo diritto resta una parola vuota per milioni di cittadini (giovani soprattutto) per i quali l’attuale società si rivela estranea, sorda e ostile alle loro richieste e alle loro aspirazioni.

La situazione è particolarmente drammatica nel Meridione in cui ad una disoccupazione endemica (che però non si è mai cercato seriamente e concretamente di risolvere) si accompagna la presenza pervasiva della Criminalità organizzata la quale, attraverso una fitta rete di complicità, di connivenze e di omertà, ha occupato e continua ad occupare gli spazi che avrebbero dovuto e dovrebbero essere occupati da quelle forze sane e vive che una politica scandalosamente miope tiene fuori o ai margini della società.

L’assenza, infatti, di una seria politica economica e la mancanza di un progetto e di un piano organico di interventi che diano una risposta alle centinaia di migliaia di giovani che si affacciano per la prima volta nel mondo del lavoro, rendono quanto mai instabile ed esplosiva la situazione attuale, dalla quale bisogna assolutamente uscire, eliminando o, quantomeno, fortemente riducendo la piaga della disoccupazione, creando nuovi spazi lavorativi ed assicurando ai giovani un posto di lavoro adeguato alle loro capacità.

Ciò si può e si deve fare! Non è concepibile che in una società industrializzata, come la nostra, non si possa e non si debba risolvere il problema della creazione di nuovi posti di lavoro. È una questione innanzitutto di volontà politica; si tratterebbe semplicemente di individuare quei settori (sociali, economici e culturali) che a breve e a lungo termine potrebbero determinare la creazione di nuovi posti di lavoro, razionalizzando e al tempo stesso pianificando quelli esistenti. Tutto questo ovviamente comporta un qualificato e vigoroso intervento di politica economica che purtroppo stranamente e colpevolmente stenta ad affermarsi.

Ma fino a quando (quo usque tandem) i nostri giovani potranno accettare questa situazione? Fino a quando potranno continuare ad essere presi in giro col beffardo sbandieramento della creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro? Ma con questa politica delle promesse mai mantenute, ci si rende conto della tempesta che potrà scoppiare da un momento all’altro?

Quo usque tandem? (parte prima)

3 pensieri su “Quo usque tandem? (parte seconda)

  1. I giovani hanno tanti problemi a trovare lavoro al sud che hanno tutto il tempo di diventare vecchi. È una condizione mostruosa ,che va avanti da decenni ed è uno scandalo che non sorprende il fatto che nessuno faccia niente per modificare la situazione. Non sorprende nessuno perché tutti siamo ormai rassegnati all’inevitabile decadimento della
    nostra civiltà.

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