Sul surriscaldamento del nostro Pianeta

È un dato ormai da tutti accettato che la temperatura media del nostro pianeta sia aumentata in questi ultimi decenni e che il surriscaldamento sia un fenomeno inarrestabile.

Le previsioni infatti ci dicono che la temperatura media aumenterà ancora nei prossimi decenni, col conseguente scioglimento dei ghiacciai e con l’aumento del livello dei mari e la scomparsa di molte zone costiere.

La cosa è grave ma, come ritengono alcuni scienziati, non ci si deve preoccupare più di tanto. Così è sempre stato; la Natura ha i suoi tempi e i suo cicli (di glaciazione e di surriscaldamento) dovuti all’emissione di enormi quantità di anidride carbonica e di altri gas tossici, ma collegati anche all’inclinazione e al lento movimento rotatorio dell’asse terrestre (ogni 25 mila anni).

Che l’asse di rotazione si stia lentamente modificando è una circostanza ormai nota; tutte le misurazioni fatte dal secolo passato ad oggi ci dicono che l’asse si sposta di dieci centimetri ogni anno, quindi di circa dieci metri ogni cento anni, per cui, in futuro, a seconda della posizione della Terra rispetto al Sole, le condizioni climatiche possono variare in modo drammatico.

Stando così le cose, non vedo come sia possibile arrestare del tutto l’aumento della temperatura con tutte le sue conseguenze. E sarà sicuramente la Natura a dare ancora una risposta ai tanti problemi creati dalla scriteriata condotta dell’uomo, il quale, oggi, è il solo responsabile dell’accelerazione e della velocizzazione con cui essa da sempre, produce i suoi cicli.

In tale quadro, non resta che prendere atto di questa amara realtà e agire per limitarne i danni attraverso un’accorta politica di prevenzione che miri a riqualificare il territorio, a contrastarne la desertificazione, a impedirne il dissesto idrogeologico e soprattutto, a ricercare e a realizzare un equilibrio, una via di mezzo tra le esigenze nostre e le esigenze dell’ambiente nel quale viviamo, pur nella consapevolezza che il raggiungimento di questi obiettivi ha un iter di sopravvivenza piuttosto precario e provvisorio.

Ma meglio così che il diluvio… non vi pare?

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