Scoletta di montagna

China, feconda di sassi,
di massi,
impetuosa, veloce
precoce.
S’erge la scuola romita
domita
da venti, da piogge, da nevi.

Vallata profonda, infinita,
salita
discesa da bimbi animosi,
ansiosi
di favole belle,
di stelle,
di storie e poesie.

Olmi, castagni protesi,
illesi,
nel plumbeo cielo invernale,
uguale;
monti ammantati,
ridenti,
di neve ognora desiosi.

Nebbia terribile, fitta,
tutta,
allo sguardo, ha ascoso,
bramoso,
la gioia del bello,
suggello,
dall’opra di Dio!

Bimbi, pastori, organetti,
protetti
da cenci di lana
paesana,
guardan gli armenti,
fidenti
del loro infantile lavoro.

Dolci fontane, ruscelli,
anelli,
di cristalline,
argentine
acque, dovizia,
letizia,
d’ogni essere umano.

Ascesa feconda di sassi,
di massi,
ansante, impetuosa,
tortuosa.
La sera discende
fremente,
sugli uomini stanchi.

Cierre

Ritrovata in una busta ingiallita, gelosamente custodita in un cassetto, si pubblica questa bellissima poesia di Cierre scritta a macchina -“Olivetti” anni ’50- con un linguaggio agile e scorrevole fatto di immagini, di suoni e di simboli vari.

In questa lirica di ascendenza ermetica, costruita con versi brevi e brevissimi, assume una funzione fondamentale il paesaggio, che fa da sfondo ai sentimenti della poetessa la quale dà spazio ai venti, alle nevi, ai castagni, al plumbeo cielo invernale, alle dolci fontane con le loro acque cristalline, alla sera: dati solo formalmente descrittivi ma in realtà espressioni del suo stato d’animo e del ritmo del suo cuore.

La lirica, composta da sette strofe di sette versi, dei quali i primi sei in rima baciata, l’ultimo senza rima, si apre con la descrizione, “asciutta” e con tratti essenziali, della piccola scuola che sorge su un terreno in declivio, tra “sassi e massi”, raggiungibile dopo un faticoso percorso e dopo aver attraversato un’ampia vallata ricca di alberi (olmi e castagni) che aspettano solo di essere ricoperti dalla prima neve e nella quale scorrono ruscelli con le loro “cristalline,/ argentine” acque: un paesaggio da favola, permanentemente avvolto in un manto di nebbia fitta e sottile che ne nasconde le bellezze, e frequentato da pastori vestiti con poveri “cenci di lana/ paesana”, i quali curano con grande passione e fiducia i loro armenti.

Ogni giorno, dopo aver percorso la stretta e tortuosa stradina, piena di massi e di sassi, i bimbi raggiungono la scuola per acquisire così le prime nozioni di storia, di cultura e di vita; e tutti sono impazienti (“frementi”), dopo la fatica del giorno, di attendere la sera vista e sentita come un momento di riposo e di pace.

Una poesia, questa di Cierre, che affascina e incanta per la dolcezza e la semplicità delle immagini, espressione di un’anima candida, aperta e sensibile.

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